Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova
- Francesca Obretti
- 13 ore fa
- Tempo di lettura: 1 min

Tutti noi abbiamo un’immagine ideale di chi siamo: ci crediamo coraggiosi, onesti, altruisti o resilienti. Tuttavia, queste sono solo ipotesi.
La conoscenza di sé non è solo un esercizio intellettuale che si fa davanti allo specchio o in poltrona; è qualcosa che emerge principalmente dal confronto con la realtà. Finché non incontriamo un ostacolo, non conosciamo la nostra vera natura, quello di cui siamo capaci. Le prove della vita sono tante:
la prova della paura ci rivela se il nostro coraggio è reale o solo una maschera; la prova del successo ci mostra come trattiamo gli altri; la prova del dolore ci svela quali risorse spirituali o psicologiche possediamo davvero quando tutto il resto viene meno.
La prova è, paradossalmente, l'unico modo che abbiamo per "nascondere meno" di noi stessi e trovare quelle riserve di forza, creatività e amore che rimarrebbero sconosciute anche a noi stessi finché non sono le circostanze a richiederne la ricerca. La prova non crea la nostra forza, ma la estrae. Senza l'urto, il coraggio non diventerebbe coraggio. La prova definisce il nostro limite, ma definendolo ci rende liberi. È l'inizio della vera maturità: accettare la propria vulnerabilità per scoprire la propria autentica potenza.
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